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Sant'Egidio Maria di San Giuseppe dell'Ordine dei Frati Minori, elevato ai
supremi onori degli altari il 2 giugno 1996 da Giovanni Paolo II, fu un
fedele seguace del Serafico Poverello di Assisi. Come Francesco egli visse
in piena adesione al Vangelo, non desiderando ciò che dà onore e prestigio,
ma prediligendo le cose umili e nascoste e preoccupandosi soprattutto di
possedere lo spirito del Signore e di agire sempre secondo la sua volontà.
Nato a Taranto il 16 novembre 1729, Egidio Maria di S. Giuseppe (al
battesimo: Francesco Antonio Pontillo) sperimentò la povertà fin dalla sua
infanzia. Ben presto fu avviato all'apprendimento del duplice, duro mestiere
dei suoi genitori, diventando anch'egli un bravo "funaio" e un esperto "felpaiuolo".
A diciotto anni, restato orfano di padre, divenne l'unico sostegno della sua
povera famiglia. La genuina fede cristiana, trasmessagli dal papà e dalla
mamma, lo aiutò a superare ogni difficoltà e a confidare sempre nella buona
Provvidenza del Padre celeste. Nel mese di febbraio del 1754, realizzando la
sua antica aspirazione di "poter pensare e lavorare soltanto per il
Signore", dopo aver adeguatamente provveduto alle necessità della famiglia,
fu accolto tra i Frati Minori "Alcantarini" della Provincia di Lecce. Fu
iniziato alla vita francescana nel convento di Galatone (Lecce). Qui il 28
febbraio 1755, nelle mani del Ministro provinciale Fr. Damiano di Gesù e
Maria, emise la sua Professione religiosa. Dal febbraio del 1755 e fino ai
primi mesi del 1759, dimorò nel convento di Squinzano (Lecce) con l'ufficio
di cuoco della Fraternità.
Dopo una breve permanenza nel convento di Capurso (Bari), presso il
Santuario della Madonna del Pozzo, della quale fu sempre molto devoto, nel
maggio del 1759 Fr. Egidio Maria fu destinato a Napoli, dove i Frati Minori
Alcantarini avevano un piccolo Ospizio, quello di S. Pasquale a Chiaia,
elevato, durante il Capitolo del 1759, al grado di "Guardianato". A Napoli
il nostro Santo resterà per circa 53 anni, cioè fino al giorno della sua
morte, occupando via via gli uffici di cuoco, di portinaio e di questuante,
con edificazione di tutti, particolarmente dei poveri, che numerosi
accorrevano al convento di Chiaia per ricevere da Fr. Egidio Maria un aiuto
o una parola di conforto. Con francescana sollecitudine e carità operosa il
Santo consacrò tutte le sue energie al servizio degli ultimi sofferenti,
inserendosi profondamento nel tessuto della città partenopea che, in quegli
anni difficili, andava sperimentando accentuate tensioni sociali e
scandalose forme di povertà, a motivo delle vicende politiche che
coinvolsero l'allora Regno di Napoli e non risparmiarono neppure la Chiesa
ed i suoi Pastori. Innumerevoli furono i prodigi che accompagnarono la
missione di bene e di pacificazione di Fr. Egidio Maria, fino a meritargli
in vita l'appellativo popolare di "Consolatore di Napoli".
"Amate Dio, amate Dio" era solito ripetere a quanti lo incontravano nel
suo quotidiano e faticoso peregrinare per le strade di Napoli. I nobili e i
colti amavano conversare con questo francescano dalla parola semplice e
impregnata di fede. Gli ammalati trovavano consolazione nelle loro
sofferenze, accogliendolo con gioia al loro capezzale. I poveri, gli
emarginati e gli sfruttati scoprivano nell'umile questuante il volto
misericordioso dell'amore di Dio. La vita del nostro Santo fù però
essenzialmente contemplativa. Come non ricordare la sua prolungata preghiera
notturna dinanzi al SS. Sacramento dell'Eucaristia, la sua tenera devozione
alla Vergine Madre di Dio, il suo amore per il Natale del Redentore, la sua
devozione particolare a S. Giuseppe e a S. Pasquale Baylon. Appunto perchè
"contemplativo nell'azione", il S. Egidio Maria ebbe la capacità di vedere
la sofferenza e la miseria dei fratelli, e fu tutto un fuoco di carità e di
tenerezza. Circondato da una fama di santità, Fr. Egidio Maria accolse con
gioia il Re della gloria, alle ore 12 del 7 febbraio 1812, primo venerdì del
mese, mentre le piccole campane della povera chiesa francescana invitavano a
fare memoria del mistero dell'Incarnazione del Verbo nel seno dell'umile
Maria. Pio IX ne dichiarò l'eroicità delle virtù il 24 febbraio 1868, Leone
XIII lo dichiarò beato il 5 febbraio 1888 e Giovanni Paolo II, il 15
dicembre 1994, riconobbe come vero miracolo la guarigione da "coriocarcinoma
uterino" della Signora Angela Mignogna, tutt'ora vivente, avvenuta nel 1937
per intercessione del nostro Santo, dichiarandolo valido ai fini
dell'odierna canonizzazione. |