TARANTO VECCHIA

 

Castello Aragonese

Mentre Cristoforo Colombo si preparava a compiere quel viaggio che lo avrebbe portato a scoprire l'America, a Taranto per volere degli Aragonesi, nuovi dominatori del meridione, si costruiva il castello.

Con la sua costruzione si cercava di fortificare la città; minacciata dalle invasioni dei Turchi e della Repubblica di Venezia, che minacciavano non solo Taranto, ma tutta la Puglia. Il castello doveva sorgere la dove già i Bizantini intorno al 1907 avevano costruito una prima fortificazione con torri alte e strette dalle quali si combatteva con lance, frecce, pietre, olio bollente, nel punto più alto della città vecchia, sul fossato. Le alte e strette torri perché, alla fine del 1400 non erano più adatte alla difesa, dal momento che si erano scoperte la polvere da sparo e le nuove armi, i cannoni, per il loro uso si aveva bisogno di torri larghe e basse e fornite di rampe (specie di scivoli) che permettevano di trasportare i cannoni facilmente da una torre all'altra.
Secondo il progetto approvato dal re aragonese la nuova fortificazione doveva comprendere sette torri, quattro, fatte a spese degli Aragonesi, unite tra loro a formare un quadrilatero e tre dovevano essere costruite a spese del Comune (Università) allineate lungo il fosso fino al Mar Piccolo.
Il primo castellano, il Crispiano, poiché i fondi per finire la parte aragonese del castello (quella a quadrilatero) non erano sufficienti e i Turchi minacciavano sempre di più, prima impose il dazio sulla pesca (i pescatori tarantini non avevano pagato fino ad allora tasse, in cambio però di una grossa quantità di pesce salato che mandavano alla corte di Napoli), poi di sua iniziativa ingrandì il castello unendo a questo con altre cortine, la torre Sant'Angelo che era stata costruita a spese del Comune.
Il castello assunse così la forma di un aquilone ma per le lamentele del Comune al Crispiano fu tolto l'incarico di castellano e fu richiamato a Napoli dove si aprì una trattoria. Le torri tonde e massicce del Castello furono unite da cortine lunghe circa 40 m. mentre le torri risultarono alte 20 m. e larghe 20 m. con 4 ordini di fuoco. Il castello era dotato di due uscite corrispondenti a due ponti ai quali si collegavano mediante ponti levatoi. Sul fossato passava il ponte del Soccorso che univa il Castello alla zona che oggi chiamiamo Borgo. Dal castello si accedeva a questo ponte attraverso la porta chiamata Paterna (quella che oggi è posta sopra a quella porta che viene utilizzata). Sul lato opposto c'era e c'è il ponte dell'Avanzata che univa il castello con la città vecchia e che sorpassava il fossato (intorno al castello fu scavato un fosso che prendendo l'acqua dal fossato, scorreva dalla Torre S. Angelo alla Torre della Bandiera e isolava così il Castello dalla città vecchia).
Nel 1491 fu aggiunto il rivellino a forma triangolare tra la Torre della Bandiera e la Torre S. Cristofaro. Il castello fu considerato finito nel 1492 come risulta da una lapide murata sulla porta Paterna. Sulla stessa lapide vi è lo stemma degli Aragonesi ed è incisa una strofetta popolare usata in quel tempo per festeggiare la cacciata degli Angioini e l'arrivo degli Aragonesi.

Se né giuto il re de franza
senza aiuto né possanza
e ha perduto ogni speranza
come piacque a Jesus Cristo.
Bene aggia lo papa santo
che ha donato la corona
a quel nobile re Fernando
che è de casa d'Aragona.

Nell'interno del castello c'era la Cappella, una volta dedicata a S. Maria (esisteva già nel nucleo difensivo Bizantino), che fu sistemata e dedicata a S. Lorenzo. Poi, successivamente fu dedicata a S. Leonardo. E' situata nella cortina che unisce la torre della Bandiera alla torre S. Annunziata, a sinistra della porta del ponte dell'avanzata.
Nel cortile, posto allo stesso livello della città vecchia, furono sistemati gli alloggiamenti per i soldati e tra questi spiccava quello per il castellano nel quale si entrava per mezzo di una scala scoperta e di una porta decorata, chiamata la porta reale (perché in quegli appartamenti soggiornarono re e principi).
Nella storia di Taranto potrete leggere le successive evoluzioni del Castello che ha fatto la storia della città.

Bibliografia:
"Taranto...nella storia" vol.I di G.Bruno, A.Tamborrino ed i loro alunni.
edizione M.Galli, S.Nicoletti, R.Pitrelli.

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