La Concattedrale

Fu eretta nel 1970 su iniziativa dell’arcivescovo Guglielmo Motolese, in considerazione del mutato baricentro della città e dell’espansione urbanistica verso la nuova zona orientale.
Progettata e costruita sotto la direzione dell’architetto Giò Ponti, venne dedicata alla Gran Madre di Dio.
E’ una superba costruzione, che lo stesso progettista definì "vela" per coniugarla bene con la marineria tarentina. Lunga 87 metri, larga 35, tocca i 40 metri di altezza con la "vela" che sostituisce la tradizionale cupola, ed è un doppio sipario di pilastri, una specie di gigantesca trina di cemento che si leva verso il cielo a cinquanta metri dall’ingresso dell’edificio. All’interno ci sono posti a sedere per duemila persone : ai lati del presbiterio si ergono due colonne che reggono simboliche ancore.Dietro le piccole finestre della parte alta del muro di fondo, Giò Ponti volle nascondere l’organo perché, diceva, "il canto non deve 

nascere da un solo punto ma da tutta la coralità".L’altare maggiore è di pietra, ma la porta rivolta verso i fedeli è coperta di ferro rozzamente dipinto di verde, che è anche il colore della moquette per i rivestimenti. E’ il colore che richiama i fondali marini. Sulla parte dietro l’altare, dipinti dallo stesso artista, l’Angelo dell’Annunciazione e la Madonna. Alla sinistra di chi entra è stata ricavata una sorta di cappella dedicata ai caduti della Marina Militare, di cui Taranto è un’importante base.
Diceva Giò Ponti di avere studiato il tempio in modo che il grande sole di Puglia trionfi all’interno, dando un’illuminazione gioiosa.
"Ho voluto un tempio umile e spoglio" diceva ancora "perché ho pensato a un luogo di preghiera dove lo stesso San Francesco, redivivo, potesse entrare e dare la sua approvazione".
All’esterno del tempio, alcune vasche di acqua sempre rinnovatesi completano la suggestione dell’insieme.

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